San Michele non nacque in forma di edificio quadrilatero chiuso e porticato, come appare oggi. La sua storia, di domus conventuale prima e di monastero poi, è una storia di espansione graduale per via di successive aggregazioni di comunità religiose e di porzioni edificate.

Il primo nucleo, fondato e guidato da donna Irene Gennari rimonta all’anno 1290. Ad esso si unì prima del 1398 la domus fondata da donna Petra Carcano; poi, tra il 1412 e il l425, si unirono le religiose di una fondazione Piantanida. Trattàvasi sempre di piccoli nuclei femminili. Dal documento del 1425 si apprende che l’edificio era dotato di un portico e si trovava nella ruga muzia di contrada Capovico, cioè su un’area coincidente in parte con quella del successivo monastero di San Michele.

Queste religiose facevano vita in comune ispirata alla regola agostiniana, senza però osservare stretta clausura. Il loro oratorio, con un altare dedicato a sant’Antonio e un altro a san Michele, fu consacrato nel 1476. Sul finire del Quattrocento le religiose, ancora poche unità, si chiamavano di San Pietro Martire. La denominazione di monastero compare nel primo Cinquecento, quella di San Michele soltanto nel 1557.

I lavori di restauro effettuati nell’ultimo quindicennio hanno confermato che le parti più antiche del quadriportico che vediamo oggi sono l’ala nord e l’angolo nord-ovest.

Un disegno dell’Archivio Storico Diocesano di Milano presenta in pianta lo sviluppo raggiunto dall’edificio intorno al 1575. finalmente un quadrilatero chiuso, garanzia di seria clausura possibile, nel quale erano già state inserite nel 1567 per aggregazione decisa dall’arcivescovo Carlo Borromeo le monache del vicino monastero di San Francesco.

Il disegno del 1575 presenta nell’ala ovest del quadrilatero il forno, magazzini e laboratori, il refettorio; nell’ala nord la cucina, la dispensa, la chiesa vecchia; nell’ala est la chiesa nuova, di lunghezza doppia, con una parte riservata alle monache ed una accessibile al popolo del paese; nell’ala sud il parlatorio, una scala, due locali senza espressa destinazione. In tutto, fra grandi e piccoli, 18 locali a piano terra. Altrettanti dovevano essere i locali del piano superiore: dormitori, celle, infermeria, guardaroba, granaio. Intorno al quadrilatero erano disegnati vari rustici perché il monastero, proprietario di molte terre lavorate da massari, era anche un’azienda agricola, e sul lato ovest un grande giardino. I carri accedevano al cortile e ai rustici dalla Ruga Sciucca; il popolo alla chiesa da quella che oggi è via Cavour. Risalgono agli anni delle badesse Gennari e Della Croce (1564-73) gli affreschi con i simboli delle rispettive famiglie emersi durante i recenti restauri del locale all’angolo nord-ovest, sacrificato ad una scala moderna.

Nel 1684 il monastero aveva 39 professe, 9 converse, 8 educande. La chiesa esteriore misurava braccia 20×20, cioè metri 12×12. Ma l’edificio che vediamo oggi, lascia intuire integrazioni e modifiche successive. Rimandano alla metà del Settecento la presenza di un porticato prima assente anche nelle ali est e sud, la diversa lavorazione delle colonne di queste parti rispetto alle colonne più antiche, gli affreschi inseriti nel refettorio e negli angoli del porticato, la data 1756 sull’architrave del portale che si affaccia sulla piazzola antistante la nuova chiesa, costruita a lato di quella demolita.

Pochi anni dopo, nel 1783, quando contava 31 professe e 8 converse, il monastero venne soppresso per decreto governativo; i suoi beni, case e terreni, vennero venduti all’asta. Il governo austriaco concesse l’ex monastero ad Adamo Kramer gratis perché vi impiantasse filatura e tessitura di cotone. Nell’Ottocento lo stabile fu proprietà di varie famiglie aristocratiche milanesi, da ultimo dei Bosisio. Nel 1955 i fratelli Bosisio frazionarono il quadriportico ereditato in due parti: l’ala est, venduta a privati, venne quanto prima trasformata in locali di abitazione.

Dal 1983 l’altra parte dello stabile è proprietà del Comune di Lonate che, demoliti i rustici per far posto ad una sede del distretto sanitario, ha provveduto a fare restaurare nel 1996-2000 la manica ovest collocandovi la Biblioteca Comunale, nel 2002-2008 la manica nord che attende una specifica utilizzazione, mentre restano da sistemare le altre parti.

Un’attrattiva particolare del Monastero è il suo chiostro. Il pozzo, presente al centro del chiostro, conserva l’argano originale della fine Seicento, con la carrucola superiore della medesima epoca, sulla quale scorrono cinquanta metri di corda, quando basta per arrivare al livello della sorgente.
Ultimamente un gruppo di volontari ha effettuato dei lavori di restauro: la balaustra circolare, in pessime condizioni è stata demolita e ricostruita, utilizzando il medesimo materiale. L’emiciclo è stato ripulito dai detriti di precedenti ristrutturazioni e sì è così rivaluto il pavimento originale in ciotoli. L’argano, guasto in alcuni suoi punti, è stato ristrutturato, utilizzando delle staffe di ferro antico.  L’inaugurazione del pozzo ristrutturato, avvenuta nel 2014, è culminata nell’estrazione dell’acqua del pozzo, poi bevuta dai presenti. Si è così ricreato un emozionante clima d’altri tempi.

DATI DEL LUOGO

Luogo: Monastero di San Michele
Proprietà: Comune di Lonate Pozzolo
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